
Il mondo non sta cambiando lentamente.
Sta accelerando.Nel 2026 parleremo con intelligenze artificiali che scrivono poesie, creano immagini, rispondono come esseri umani. Guarderemo volti che non esistono, ascolteremo voci che non respirano, leggeremo parole generate senza cuore.
Eppure… qualcosa dentro di noi continuerà a cercare una cosa sola: verità.
Umberto Galimberti ha detto:
“Per essere felici bisogna smettere di desiderare ciò che non possiamo essere.”
In un mondo dominato dall’AI, questa frase non è più solo filosofia.
È sopravvivenza emotiva.
Le macchine non si stancano.
Non hanno paura.
Non dubitano.
E mentre loro diventano sempre più veloci, precisi, brillanti, noi rischiamo di guardarci allo specchio e pensare:
“Io non sono abbastanza.”
Ma non perché lo siamo davvero.
Perché ci stiamo confrontando con qualcosa che non è umano.
Il problema non sarà l’AI.
Il problema sarà voler diventare come lei.
Galimberti parlava di giusta misura: non essere meno di ciò che siamo, ma nemmeno tradirci per essere di più.
Nel 2026, la giusta misura diventerà un atto di ribellione dolce.
Scegliere di essere veri in un mondo di simulazioni.
Scegliere di sentire, quando tutto è ottimizzato.
Scegliere di essere imperfetti, quando tutto è filtrato.
In Real Wo-Man lo chiamiamo Lifefulness.
Non è una tecnica. È una posizione nella vita. Significa abitare il proprio corpo. Ascoltare le proprie emozioni.
Dire la verità a se stessi.
In un futuro pieno di intelligenza artificiale, la vera rivoluzione sarà l’intelligenza emotiva.
Sarà tornare.
Tornare a chi sei quando non devi dimostrare nulla.
Quando non devi competere.
Quando non devi sembrare.
Nel mondo che arriva, chi saprà restare umano
sarà il più ricco di tutti. E forse, finalmente, anche il più felice.