
(e perché spesso non ce ne accorgiamo)
L’autosabotaggio non arriva mai con un cartello in mano.
Non dice: “Ehi, sono qui per rovinarti la vita.”
Arriva educato. Razionale. A volte persino spirituale. E proprio per questo è così difficile da riconoscere. Ci sono tre maschere principali con cui l’autosabotaggio si presenta.
Tutte sembrano innocue. Tutte, in realtà, servono a una sola cosa: evitare di esporsi.
È la più conosciuta.
La più accettata.
Quella che ci raccontiamo mille volte al giorno.
“Lo faccio dopo.”
“Ora non è il momento giusto.”
“Devo prima chiarire meglio.”
La procrastinazione non è pigrizia.
È paura travestita da attesa. Aspettiamo il momento perfetto, la sicurezza totale, la chiarezza assoluta.
Ma quel momento non arriva mai. Perché sotto non c’è mancanza di voglia.
C’è il timore di fallire.
Di deludere.
Di scoprire che forse non siamo come vorremmo essere.Così rimandiamo.
E rimandando, ci proteggiamo dal rischio…
ma anche dalla possibilità di crescere.
Questa è la più subdola.
Perché sembra maturità.
“Non conviene.”
“Non è realistico.”
“Meglio stare coi piedi per terra.”
Qui l’autosabotaggio indossa il vestito dell’intelligenza.
Della prudenza.
Del “pensarci bene”.Ma spesso non è realismo.
È paura di esporsi mascherata da logica.La razionalizzazione serve a restare fermi senza sentirsi codardi.
A dire “no” ai desideri senza ammettere che ci spaventano. È una maschera pericolosa perché riceve anche approvazione esterna:
“Hai ragione, sei una persona con la testa sulle spalle.
”Ma una vita vissuta solo “con la testa” spesso è una vita che non vibra più.
Questa è la più insospettabile.
E oggi, anche la più diffusa.
“Lascio andare.”
“Se deve accadere, accadrà.”
“Non devo forzare.”
Parole bellissime.
Ma usate nel modo sbagliato, diventano una trappola. La spiritualizzazione dell’autosabotaggio serve a non scegliere.
A non agire.
A non assumersi responsabilità. Non è vera fiducia.
È rinuncia mascherata da saggezza. La vera spiritualità non ti spegne.
Ti rende presente.
Ti chiede coraggio.Se “lasciare andare” significa non dire mai cosa vuoi, non prendere posizione, non rischiare… allora non stai evolvendo.
Stai evitando.
L’autosabotaggio non è il tuo nemico.
È una parte di te che ha imparato a proteggerti così.Il problema nasce quando questa protezione diventa una prigione.La svolta non è giudicarti.
È riconoscere quale maschera stai usando oggi.E chiederti, con onestà:👉 Da cosa mi sto proteggendo davvero?
👉 Cosa accadrebbe se facessi un piccolo passo, invece di aspettare ancora?
Nel metodo Lifefulness di Real Wo-Man, lavoriamo proprio su questo: tornare nel corpo, nelle emozioni, nella verità del momento presente. Perché quando smetti di nasconderti dietro le maschere, non diventi incosciente.
Diventi libero.
E la libertà, quella vera, inizia sempre da un atto di sincerità con sé stessi.